Corriere della Sera del 28 Maggio 2017

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La prima pagina del giorno di Corriere della Sera nel tuo blog:

5 commenti

Utente kitkat4.4.4 kitkat4.4.4 oltre un anno fa

La lega (ladrona):

bisogna capire che fa parte di quella categoria di partiti che vivono di opposizione visto che in realtá non avrebbero benché minima idea di come far politica avendo solo fatto la stampella di berlusconi. Esistono dal 94 e negli anni hanno solo un po modificato i bersagli sulla cartina geografica non potendo campare di solo Veneto e una briciola di Lombardia. Gli si da fin troppa importanza. Basta pensare che son talmente asini che in anni in cui son stati al governo hanno rovinato la nostra democrazia con il Porcellum e come non bastasse l’unica legge a cui hanno contribuito (la Bossi Fini) va contro quelli che sarebbero il loro "ideali".

Insomma chi crede alla lega e’ un povero pecorone ignorante e chi non lo e’ lo fa x interessi come i piccoli imprenditori evasori….ricordiamo le quote latte…davvero uno scandalo.

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Utente oscar oscar oltre un anno fa

riprendiamo a sbugiardare il fake-man e la sue fake-news
_ hanno rovinato la nostra democrazia con il Porcellum_

https://it.wikipedia.org/wiki/Legge_Calderoli

La legge fu formulata principalmente dall’allora Ministro per le Riforme Roberto Calderoli, che tuttavia qualche mese dopo la definì «una porcata»
Voluta da Silvio Berlusconi , che il 4 ottobre 2005 "minaccia la crisi di governo nel caso in cui non venisse approvata la riforma elettorale proporzionale"
Dopo la dichiarazione di incostituzionalità della legge, il promotore Roberto Calderoli ha affermato "Alla buon’ora, io l’ho detto il giorno dopo che andava cambiata. Loro ci hanno impiegato otto anni" e ha affermato che è stata una legge "nata sul ricatto di Casini, Follini e dell’UDC"

ricordiamo le quote latte…davvero uno scandalo

https://it.wikipedia.org/wiki/Quota_latte

La quota latte era un limite sulla produzione di latte per ciascun allevatore nella Comunità europea, ……… cessata dal 1º aprile 2015. (come mai? grazie a chi? te lo sei mai chiesto?)

Per l’Italia l’anno di riferimento era il 1983. Dalle rilevazioni fatte in Italia, il quantitativo globale di riferimento, che può intendersi come il totale del latte venduto dai produttori ai trasformatori o direttamente al consumatore, venne fissato in 8.823 migliaia di tonnellate. Il dato era, secondo le associazioni di categoria, sottostimato e per questo l’allora ministro dell’agricoltura Filippo Maria Pandolfi fu duramente criticato1. Pandolfi attribuì la colpa a un errore dell’ISTAT e promise che comunque eventuali sanzioni non sarebbero state applicate ai produttori italiani individuali (le quote individuali vennero applicate solo dopo alcuni anni)

La disciplina delle quote latte fu rinegoziata il 18 novembre 2008 a Bruxelles dal Consiglio dei ministri UE dell’Agricoltura (per l’Italia LUCA ZAIA) , con aumento della quota di produzione italiana.

adesso mi ricordi dove sarebbe lo scandalo causato dalla Lega si, FAKE KIT?

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Utente kitkat4.4.4 kitkat4.4.4 oltre un anno fa

la verità fa male …lo so ….

L’INFRAZIONE DELLE NORME EUROPEE HA PRODOTTO UN DANNO DI 75 EURO PER OGNI ITALIANO
I truffatori delle quote latte ci sono costati 4,5 miliardi

Nel 2009 l’allora ministro leghista Zaia salvò gli «splafonatori» privando Equitalia del potere di riscossione

Esplora il significato del termine: ’INFRAZIONE DELLE NORME EUROPEE HA PRODOTTO UN DANNO DI 75 EURO PER OGNI ITALIANO
I truffatori delle quote latte
ci sono costati 4,5 miliardi
Nel 2009 l’allora ministro leghista Zaia salvò gli «splafonatori» privando Equitalia del potere di riscossione

http://www.corriere.it/economia/13_febbraio_01/truffatori-quote-latte_a443a8ca-6c3b-11e2-9729-7dce41528d1f.shtml

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Utente oscar oscar oltre un anno fa
Pandolfi attribuì la colpa a un errore dell’ISTAT e promise che comunque eventuali sanzioni non sarebbero state applicate ai produttori italiani

Allora deduco che tu sappia leggere!!!
Zaia, dopo aver costreuuo la CE a riconoscere l’erroneità delle quote, mise in pratica quanto lo stesso Pandolfi (e non la Lega) aveva promesso agli allevatori.

E quando, anche i protetti dalla CE, produttori di latte in Francia e Germania, ma con solo VACCHE DI CARTA IN ITALIA vennero smascherati, la stessa CE si vide costretta al eliminara le quote.

Le sanzioni pagate, chiedilo a Monti, Letta e Renzi il perchè l’hanno fatto!!!

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 18 MARZO 2015

Istituzione della Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione del sistema delle quote latte

Onorevoli Senatori. — La vicenda delle quote latte è costata all’Italia oltre 4 miliardi e mezzo di euro e, a distanza di vent’anni dall’inizio della vicenda, la chiusura di 70.000 allevamenti.
In pratica dal 1995 la produttività media del bovino da latte venne calcolata su 900 mesi, pari a circa 82 anni di vita dell’animale, determinando una elevatissima produzione ed il conseguente sforamento delle quote assegnate all’Italia.
Della vicenda delle quote latte si sono occupate oltre settanta procure italiane, che hanno cercato di guardare dentro una delle più grandi macchinazioni ai danni dello Stato e degli agricoltori, nonché della collettività italiana chiamata essa stessa a pagare per i pochi che non hanno ottemperato agli obblighi di legge, nazionali ed europei, per lucrare sui finanziamenti.
La vicenda prende le sue mosse a partire dalle relazioni elaborate da una commissione d’indagine finalizzata a verificare la vicenda delle quote latte, nominata il 25 luglio 2009 dall’allora Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Luca Zaia. Con grande probabilità, nessuno avrebbe potuto ipotizzare le risultanze delle indagini, contenuto nelle relazioni presentate. Nell’inchiesta era coinvolto anche l’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Abruzzo e del Molise «Giuseppe Caporale» di Teramo. I carabinieri che hanno indagato hanno infatti accertato ingenti quantitativi di quote latte non revocate da parte delle regioni a causa della mancata segnalazione dell’ente responsabile, l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea). Le quote revocate annualmente avrebbero dovuto essere ridistribuite gratuitamente tra produttori, sulla base di disposizioni regionali, ma questo non è avvenuto. Qualche produttore, non autorizzato, si accaparrava quote latte e poteva quindi importare latte dall’estero, quindi non prodotto sul territorio italiano. In pratica, anche dopo il periodo della «lattazione», sulla carta le mucche risultavano produttive di latte, giungendo all’assurdo di capi di un’età superiore agli 82 anni che risultavano produttivi di latte.
Sono state scoperte, inoltre, migliaia di aziende — pur presenti nella banca dati nazionale tenuta dall’Istituto zooprofilattico di Teramo — prive di autorizzazione alla produzione del latte, il cui prodotto quindi non sarebbe stato commerciabile. La normativa prescriveva invece che per ogni azienda fosse indicata la presenza o meno dell’autorizzazione. Il giudice per le indagini preliminari di Roma, Giulia Proto, che si è occupata della vicenda, dà per accertata l’indebita percezione dei contributi da parte di alcuni soggetti, confermando che le quote da revocare per mancata produzione di latte erano certamente superiori rispetto a quelle effettivamente revocate. Tale omissione, si scrive, è «certamente ascrivibile ai funzionari della Agea, organo competente in materia con conseguente danno ai produttori in quanto le quote revocate devono essere distribuite ai produttori gratuitamente». Nell’ordinanza di archiviazione, i giudici scrivono che la situazione accertata «determina una responsabilità quantomeno per colpa grave ma in mancanza di elementi che possono fare evincere l’elemento psicologico del reato per cui si procede, cioè il dolo». Per questo «non può dirsi integrata la truffa». Ne consegue che «la colpa grave non consente di ritenere il fatto penalmente rilevante pur essendo assai grave la condotta tenuta dai funzionari che, in ogni caso, deve essere fatta valere in altre sedi. Né appare allo stato possibile integrare le indagini anche al fine di verificare chi ha percepito il contributo comunitario in quanto l’accertamento andrebbe a riguardare eventuali reati compiuti tra il 2003 ed il 2004 già prescritti». In sostanza, non avendo le indagini svelato quale sarebbe stato l’ingiusto profitto per i soggetti che hanno immesso i dati errati nel sistema, non può essere individuato il perché e dunque la volontà di tale condotta.
Ci sono tuttavia, secondo il giudice, aspetti ancora da approfondire, come per esempio la condotta tenuta successivamente dai funzionari dell’Agenzia, i quali, per giustificare l’errore commesso ed evitare di conseguenza la responsabilità contabile, hanno chiesto la modifica dell’algoritmo ossia dei criteri di calcolo del numero dei capi potenzialmente da latte. Le indagini hanno evidenziato come attraverso la costruzione dell’algoritmo si potesse favorire poi il risultato non corretto che garantiva, a chi pure non avrebbe avuto diritto, le pezze d’appoggio per ottenere il finanziamento. Ed infatti, quando l’inchiesta ha suscitato il dovuto scalpore, sono stati modificati i criteri che compongono l’algoritmo di calcolo, come il limite massimo di età dei capi da latte che da 120 mesi è passato a 999 mesi, ossia 82 anni di età.
Il presente disegno di legge è quindi finalizzato ad istituire una Commissione parlamentare di inchiesta, con il compito di verificare anche le eventuali responsabilità politiche di una vicenda che ha causato un enorme danno erariale e provocato conseguenze economiche e d’immagine molto forti per l’Italia in Europa.

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Utente oscar oscar oltre un anno fa

almeno informati un minimo prima di scrivere cazzate!!!

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