La Repubblica del 31 Ottobre 2017

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4 commenti

Utente Argonauta Argonauta circa 2 anni fa

Le periodiche ossessioni di questo fogliaccio intriso di odio e di livore: Berlusconi, Trump e il solito antifascismo buono per tutte le stagioni. Parlino delle malefatte del loro proprietario De Benedetti e dei tanti scheletri nell’armadio che custodiscono gelosamente nascondendoli ai loro ingenui lettori!

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Utente Argonauta Argonauta circa 2 anni fa

Dei milioni versati dalla Russia di Putin a favore della Fondazione Clinton in cambio della mediazione di Hillary per concedere il nulla osta alla canadese "Uranium One" circa la fornitura alla Russia di ingenti partite di uranio a scopi militari NESSUNO NE PARLA !!!

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Utente kitkat4.4.4 kitkat4.4.4 circa 2 anni fa

Poveri destronzi…fanno il tifo x gente simile…in Italia la passano liscia…in America finiscono dentro.

Paul Manafort, l’ex capo della campagna elettorale di Donald Trump indagato nel Russiagate, si è consegnato alle autorità federali dell’Fbi a Washington: tra le dodici accuse a lui contestate spiccano frode fiscale, riciclaggio di denaro e la cospirazione contro gli Stati Uniti. Manafort avrebbe cospirato contro gli Usa in un periodo compreso tra il 2006 e il 2017. Quindi non tutti gli episodi contestati sono di «anni fa» come ha twittato Trump. Manafort e il suo socio, Rick Gates, hanno detto di non essere colpevoli davanti alle autorita’ federali che li accusano. Entrambi sono stati messi agli arresti domiciliari. Sono stati chiesti 10 milioni di dollari di cauzione per Manafort e 5 milioni per
Gates. Lo riferiscono diversi media Usa.

Manafort avrebbe inoltre costituito società di comodo attraverso i suoi legami in Ucraina per importare fondi negli Usa con i quali avrebbe acquistato proprietà immobiliari e auto di lusso. Il periodo incriminato va dal 2006 al 2017, e dunque riguarda anche i tre mesi in cui ha guidato la campagna elettorale di Trump, contrariamente a quanto dichiarato via Twitter dal presidente, che ha parlato di fatti precedenti alla campagna.

Manafort è il primo a essere incriminato nell’inchiesta speciale del dipartimento alla Giustizia affidata a Robert Mueller sulle possibili interferenze della Russia nelle presidenziali americane del 2016.

*Secondo la stampa americana, i dettagli dei capi di accusa contro Manafort e contro il suo ex partner in affari Rick Gates – definiti venerdì scorso dal Gran Giurì federale – saranno rivelati nelle prossime ore.

Manafort, 68 anni, ha gestito la campagna di Trump dal giugno all’agosto 2016, prima di dimettersi per il sospetto che avesse ricevuto da un partito politico ucraino filo-russo, il Partito delle Regioni dell’ex presidente Viktor Yanukovich, pagamenti illegali per milioni di dollari. Le indagini di Mueller hanno riguardato i legami finanziari e immobiliari tra Manafort e il partito di Yanukovich, e il potenziale riciclaggio di denaro sporco, oltre ad altri possibili crimini finanziari.

Gates, business partner di Manafort per parecchi anni, è legato a diversi oligarchi ucraini e russi. Da parte sua, Trump ha sempre respinto l’accusa di collusione con i russi, definendo l’inchiesta una «caccia alle streghe». Anche prima della pubblicazione del rapporto Manafort Kellyanne Conway, consulente di Trump, aveva ripetuto che le accuse verso il lobbyista non avrebbero necessariamente coinvolto il presidente. «Qualunque cosa porti lunedì l’inchiesta Mueller – aveva detto la Conway – non sappiamo neppure se ha a che fare con la campagna».

Manafort, secondo i media, rischia fino a 80 anni di prigione, Gates 70.

Non solo Manafort
L’affare Manafort non è l’unico guaio di giornata per il presidente Trump che deve subire anche lo stop di un giudice federale al suo bando di persone transessuali arruolate nelle Forze Armate.

George Papadopolous, ex collaboratore volontario della campagna di Trump, si è dichiarato colpevole per aver reso false dichiarazioni all’Fbi nell’ambito delle indagini sul Russiagate del procuratore speciale Robert Mueller. Lo rende noto l’ufficio dello stesso procuratore. Papadopolous ha mentito all’Fbi «sui tempi,
l’estensione e la natura dei suoi rapporti e della sua interazione con certi stranieri che aveva capito avere strette connessioni con alti dirigenti del governo russo».

Papadopoulos ha detto il falso in merito a incontri con un professore russo legato al Cremlino e che gli disse di avere informazioni compromettenti per Hillary Clinton, la rivale democratica di Trump nella corsa verso la Casa Bianca. Quella che riguarda Papadopoulos è un’inchiesta separata rispetto a quella che ha portato all’incriminazione di Manafort*.

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